Il 23 maggio 2026 è stato annunciato l’avvio, a partire da settembre, della sperimentazione delle classi bilingui italiano-tedesco in alcune comunità montane del friuli venezia Giulia. La proposta, presentata dall’assessora all’Istruzione Alessia Rosolen e benedetta dal CSPI, avrà una durata complessiva di otto anni e vuole offrire continuità educativa dall’infanzia alla secondaria di primo grado. Questo percorso rientra nelle misure regionali dedicate alla tutela delle lingue minoritarie e è concepito per garantire risultati misurabili nel tempo.
La sperimentazione coinvolge in modo diretto scuole e famiglie: l’obiettivo dichiarato è trasformare l’uso della lingua tedesca da elemento culturale a competenza strutturata nel curriculum. Per assicurare una base solida, la Regione ha coinvolto università e soggetti esterni e ha programmato interventi di formazione mirata. L’iniziativa viene presentata come passo concreto per applicare lo Statuto speciale regionale e dare risposte alle richieste del territorio.
Organizzazione e durata della sperimentazione
La sperimentazione è pensata per coprire l’intero primo ciclo scolastico e per questo la Regione ha previsto una finestra temporale di otto anni. Il modello partirà dalle scuole dell’infanzia e dalla primaria, per poi estendersi alla secondaria di primo grado in modo graduato. Il parere favorevole espresso dal Consiglio superiore della pubblica istruzione (CSPI) è la tappa amministrativa che consente l’avvio: il via libera non è solo simbolico, ma vincola l’iter a obiettivi, monitoraggi e una valutazione finale.
Istituti e territorio interessati
Il progetto prende forma attraverso tre istituti comprensivi con sedi amministrative distinte: Michele Gortani di Comeglians, Val Tagliamento di Ampezzo e Jacopo Linussio-Angelo Matiz di Paluzza. Le aree di riferimento comprendono Paluzza, Sappada e Sauris/Zahre, comunità in cui la lingua germanofona ha una valenza identitaria. L’articolazione su più plessi permette di osservare l’applicazione del medesimo modello in contesti organizzativi differenti e di valutare la trasferibilità delle pratiche didattiche.
Formazione dei docenti e organico
Un nodo centrale per il successo è la disponibilità di insegnanti con competenze adeguate: la Regione ha aperto un tavolo con le Università di Udine e Trieste per costruire percorsi formativi specifici destinati ai futuri docenti di scuola dell’infanzia e primaria. L’intento è sviluppare competenze per l’insegnamento del tedesco e creare figure in grado di lavorare con approcci bilingui. Parallelamente si valuteranno anche le risorse dell’organico dell’autonomia e le disponibilità di posti per il potenziamento linguistico.
Ruoli e certificazioni attese
La proposta tecnica richiama l’importanza delle certificazioni linguistiche e di moduli specialistici nel percorso universitario, con riferimenti al conseguimento di livelli adeguati del Quadro comune europeo (QCER). La formazione punterà al rafforzamento delle competenze comunicative e metodologiche, mentre l’organizzazione scolastica dovrà prevedere affiancamenti e piani di aggiornamento in servizio per il personale già inserito nelle classi coinvolte.
Collaborazioni internazionali e supporto madrelingua
Per garantire competenze di qualità, la Regione ha avviato relazioni con soggetti esterni: si segnala la collaborazione con la Sovrintendenza tedesca di Bolzano e la Bildungsdirektion della Stiria (Austria), finalizzate a reperire esperti madrelingua neolaureati o laureandi che affiancheranno i docenti titolari. A breve è previsto un incontro con la Pädagogische Hochschule di Klagenfurt, che ha manifestato interesse verso il progetto. Queste figure esterne avranno ruolo di supporto didattico e linguistico, non di sostituzione del personale scolastico.
Ruolo operativo degli esperti
Gli esperti madrelingua saranno chiamati a sostenere l’uso veicolare del tedesco nelle discipline, lavorando in affiancamento ai docenti per consolidare attività CLIL e routine linguistiche. L’approccio privilegiato è quello del supporto mirato, volto a integrare le competenze locali e a favorire la progressione nel percorso linguistico degli studenti, senza sovrapposizioni di responsabilità didattiche.
Impatto educativo e prospettive culturali
L’introduzione del tedesco come lingua veicolare nelle materie è progettata secondo principi didattici consolidati, con riferimento a pratiche di apprendimento integrato di lingua e contenuto. Le aspettative linguistiche sono misurate in livelli progressivi, mentre la valutazione dovrà tenere conto sia degli esiti linguistici sia dell’impatto sull’organizzazione scolastica. Sul piano culturale, la misura è letta come strumento di tutela della minoranza germanofona, con effetti potenziali sul mantenimento della popolazione e sulla valorizzazione del patrimonio locale.
Da settembre le scuole interessate avvieranno l’allineamento di PTOF, orari e monitoraggi e le famiglie vedranno nascere percorsi bilingui che seguono i bambini dalla prima infanzia fino alla secondaria di primo grado. Il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità di garantire docenti formati, risorse stabili e una regia tecnica che coordini valutazione e trasferibilità delle pratiche. Se questi elementi saranno concretizzati, il Friuli Venezia Giulia potrebbe offrire un modello replicabile per altre realtà plurilingui.



