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Alternative al glifosate nel verde urbano di Udine: esperienze e proposte

Un'analisi sulle scelte di diserbo del Comune di Udine e sulle proposte in favore di tecniche meccaniche o prodotti alternativi, con riferimenti a esperienze di Venezia, Bolzano e al Museo Friulano di Storia Naturale

Alternative al glifosate nel verde urbano di Udine: esperienze e proposte

Il Comune di Udine ha adottato un piano per il verde che include un approccio integrato al controllo delle infestanti: tra le misure previste figura anche l’uso limitato di prodotti chimici, somministrati in basse dosi con tecniche di microerogazione. Questa scelta nasce dalla necessità di rispondere alle istanze dei cittadini che richiedono spazi ordinati e strade senza vegetazione invasiva ai margini.

Come consigliera delegata alla biodiversità urbana, Stefania Garlatti-Costa solleva dubbi sull’impatto di certe sostanze sugli ecosistemi cittadini e propone un allineamento con pratiche adottate in altre realtà italiane, dove si privilegiano interventi meccanici o l’impiego di prodotti a minore impatto ambientale.

Confronto con le pratiche di Venezia, Bolzano e il Museo Friulano di Storia Naturale

In diversi comuni italiani sono già attive alternative al ricorso prevalente ai diserbanti tradizionali. Il Comune di Venezia ha introdotto l’uso dell’acido acetico in interventi mirati, mentre il Comune di Bolzano impiega l’acido pelargonico come soluzione con minore persistenza nell’ambiente. Nel panorama nazionale molti Comuni toscani hanno da anni eliminato l’uso di alcune sostanze altamente persistenti, orientandosi verso tecniche diverse.

Il Museo Friulano di Storia Naturale rappresenta un esempio locale di tolleranza verso prati meno uniformi, dimostrando che un lieve aumento dell’altezza dell’erba può essere compatibile con il decoro e utile alla biodiversità urbana. Queste esperienze suggeriscono che esistono modelli praticabili anche per Udine, che permettano di conservare l’estetica degli spazi pubblici senza comprometterne la salute ecologica.

Proposte per Udine: tecniche e comunicazione

La posizione espressa dalla consigliera punta su una serie di principi concreti. In primo luogo, favorire il diserbo meccanico tramite attività regolari di sfalcio e raschiaturache limitano la necessità di interventi chimici. In secondo luogo, integrare le operazioni con prodotti a minor impatto, seguendo gli esempi di altre amministrazioni che hanno sperimentato l’acido acetico e l’acido pelargonico. Queste sostanze hanno caratteristiche diverse dai diserbanti più persistenti e risultano utili in trattamenti localizzati.

Un altro elemento ritenuto fondamentale è la comunicazione rivolta ai cittadini: spiegare le ragioni di un’erba talvolta più alta rispetto al passato, evidenziandone i benefici per la fauna urbana e per la qualità ecologica complessiva, può ridurre le lamentele legate al decoro. L’esperienza del Museo Friulano di Storia Naturale viene indicata come case study per illustrare che convivenza tra decoro e biodiversità è possibile.

Dialogo istituzionale

Per promuovere un cambio di rotta la consigliera si è confrontata con l’assessore comunale al Verde Pubblico, portando osservazioni tecniche e richieste di maggiore prudenza nell’uso di alcuni prodotti. Il dialogo tra delegata alla biodiversità e assessorato punta a valutare pratiche alternative sulla base di evidenze locali e dell’esperienza maturata in altre realtà comunali.

La valutazione delle opzioni include anche aspetti operativi come la frequenza degli sfalci, l’organizzazione del personale e la pianificazione degli interventi per garantire sia il decoro sia la tutela dell’habitat urbano.

Equilibrio tra decoro cittadino e tutela degli ecosistemi

Il cuore della proposta è trovare un equilibrio: preservare spazi puliti e fruibili senza compromettere la funzione ecologica delle aree verdi. La priorità è ridurre l’uso di sostanze che possono avere effetti negativi sull’ecosistema urbanoadottando misure meno invasive quando possibile e ricorrendo ai trattamenti chimici solo in casi strettamente necessari e con dosi contenute.

Questa impostazione richiede però una strategia a tutto tondo: sperimentazioni controllate, monitoraggio degli effetti sul territorio e campagne di informazione rivolte alla cittadinanza affinché le scelte tecniche siano comprese e condivise. In questo modo Udine potrà confrontarsi con le buone pratiche già in atto in comuni come Venezia e Bolzanoe valorizzare iniziative locali come quella del Museo Friulano di Storia Naturale che dimostrano soluzioni alternative efficaci.

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