Da oggi, 14 giugno 2026, l’Unione Europea attiva il nuovo Patto su migrazione e asiloapprovato nel 2026. Questo accordo, che ha suscitato numerose polemiche, introduce cambiamenti radicali nella gestione dei flussi migratori e delle domande di asilo. Le nuove norme, che entreranno in vigore in tutti i 27 Stati membri, mirano a rafforzare i controlli alle frontiere e accelerare le procedure di asilo, ma sollevano preoccupazioni tra le organizzazioni umanitarie.
Il patto introduce il concetto di Paese di origine sicuro e Paese terzo sicurodove l’Unione Europea può rispettivamente rimpatriare e deportare le persone considerate non idonee all’asilo. Tuttavia, queste definizioni sono state criticate per la mancanza di garanzie sui diritti umani in questi Paesi. Inoltre, il patto permette agli Stati membri di pagare 20.000 euro per liberarsi della responsabilità di accogliere i migranti, un aspetto che ha scatenato aspre critiche.
Le principali novità del patto
Tra le principali novità introdotte dal patto ci sono l’accelerazione delle procedure d’asilo, che dovranno concludersi entro 12 settimane, e l’estensione dell’uso della detenzione amministrativa, anche per famiglie e minori. Le nuove norme prevedono inoltre l’identificazione biometrica degli stranieri, attraverso banche dati comuni e le più moderne tecnologie, e la possibilità di esternalizzare i richiedenti asilo con i futuri centri nei Paesi terzi sicuri.
Un altro aspetto significativo è l’introduzione dei return hub nei Paesi terzi, dove i migranti saranno parcheggiati in attesa di essere rimandati nel luogo di partenza. Questi centri, che saranno gestiti in collaborazione con i governi locali, rappresentano una delle soluzioni preferite dagli Stati membri per limitare la libertà di movimento dei migranti all’interno delle frontiere europee.
Le critiche delle organizzazioni umanitarie
Le nuove norme hanno suscitato forti critiche da parte delle organizzazioni umanitarie, sindacali e cattoliche. Il Centro Astalliad esempio, ha definito il patto un progressivo arretramento del diritto di asilo. Anche la UIL ha criticato la mancanza di adeguata programmazione degli ingressi regolari e ha sottolineato che le nuove norme indeboliscono il controllo democratico e giurisdizionale sulle procedure, riducendo le tutele delle persone coinvolte.
Save the Children ha espresso preoccupazione per il rischio che il trattenimento dei minori possa diventare la nuova normalità alle frontiere. Inoltre, la portavoce di Sea-WatchGiorgia Linardi, ha denunciato che il patto rappresenta un attacco ai valori fondanti dell’Unione Europea, nata proclamando diritti e dignità, che oggi invece manda un messaggio molto chiaro: le persone migranti non sono più titolari di diritti, ma un problema di cui disfarsi nel più breve tempo possibile.
Le reazioni dei governi europei
Nonostante le critiche, i governi europei hanno accolto con favore l’entrata in vigore del patto. Il Commissario europeo agli Affari interni, Magnus Brunnerha dichiarato che il patto rappresenta un passo avanti significativo nella gestione dei flussi migratori. Anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajaniha espresso soddisfazione, affermando che le nuove norme contribuiranno a rendere l’Europa e l’Italia più sicure e libere.
Tuttavia, non tutti i governi sono d’accordo. Il nuovo governo ungherese, guidato da Viktor Orbanha boicottato il patto, mentre la Spagna ha espresso riserve sull’uso dei return hub nei Paesi terzi. Nonostante queste divergenze, il patto è stato approvato e rappresenta una delle riforme più significative nella politica migratoria europea degli ultimi anni.


