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Finti militari chiedono indennizzo in via Rossetti: altra truffa nel triestino

venerdì 12 giugno due donne sono state convinte da finti militari a consegnare centinaia di euro dopo una telefonata: un parente ha poi allertato i Carabinieri e ora sono in corso accertamenti su due episodi analoghi, uno in via Rossetti e uno in via Mascagni

Finti militari chiedono indennizzo in via Rossetti: altra truffa nel triestino

Nel primo pomeriggio di venerdì 12 giugno si è verificato un nuovo caso della cosiddetta truffa dei due carabinieri in centro città. Due donne, madre e figlia, sono state contattate telefonicamente da persone che si sono presentate come appartenenti all’Arma e, con una versione credibile della vicenda, le hanno convinte a prelevare denaro dalla cassaforte di casa.

L’intervento tempestivo di un parente ha portato alla chiamata reale al comando: il familiare ha contattato il Carabinieri segnalando quanto accaduto, il che ha consentito di avviare le verifiche e gli accertamenti del caso. Al momento gli autori del raggiro non sono stati identificati e restano ignoti.

Modus operandi e dinamica del raggiro in via Rossetti

Nell’episodio di via Rossetti i truffatori hanno sostenuto che l’auto della famiglia fosse stata usata per commettere una rapina, creando così un motivo per richiedere un pagamento immediato. Questa tecnica sfrutta la paura e la confusione: con frasi concitate e riferimenti all’autorità le vittime vengono indotte a fidarsi e a obbedire. Nel caso in esame le donne hanno aperto la cassaforte e consegnato centinaia di euro ai presunti militari.

Ruolo del parente e intervento dei Carabinieri

Il parente, accortosi dell’anomalia della telefonata e dell’azione in corso, ha chiamato i Carabinieri per chiedere aiuto. Grazie a questa segnalazione è stato possibile documentare l’accaduto e avviare le indagini: sono state raccolte testimonianze e informazioni utili per il prosieguo del caso. I responsabili restano però al momento sconosciuti.

Un altro episodio con le stesse modalità in via Mascagni

Nelle stesse ore un secondo episodio con la medesima tecnica si è consumato in via Mascagni. Anche qui la narrativa utilizzata dai truffatori era quella di appartenere all’Arma e di sollecitare un pagamento urgente per risolvere una presunta situazione legata a un veicolo della famiglia. La ripetizione del raggiro in due strade diverse sottolinea la diffusione del fenomeno e la necessità di attenzione nelle comunicazioni telefoniche non verificate.

Gli inquirenti stanno confrontando gli elementi raccolti nelle due segnalazioni per stabilire eventuali collegamenti. Al momento non risultano persone fermate o denunciate pubblicamente, ma gli accertamenti proseguono da parte dei militari competenti.

Avvertenze sul fenomeno e segnali comuni del raggiro

La truffa dei due carabinieri segue alcuni schemi ricorrenti che è utile conoscere: la richiesta di denaro contante immediato, la menzione di indagini o reati a carico di familiari, e la pressione psicologica per spingere alla consegna dei fondi. In entrambe le segnalazioni citate a seguito di questa vicenda le vittime hanno ceduto alla paura e hanno consegnato somme ingenti senza verificare l’identità di chi chiamava.

Nonostante l’intervento del parente e la conseguente chiamata al comando, i responsabili non sono stati individuati e la vicenda resta aperta. Restano operative le attività investigative del Carabinieri per ricostruire la catena di contatti e identificare gli autori dei raggiri.

La fotografia d’archivio che accompagna il racconto è firmata da Giovanni Aiello e raffigura un tratto di Via Rossetticontesto geografico centrale agli episodi riportati.

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